Il pianerottolo come nuovo social network

di Francesco Lasaponara

Cosa ci fanno un consulente, una dottoressa di uno dei più famosi nosocomi d’Italia, una manager e una studentessa universitaria sul pianerottolo di casa?

La mia intenzione è quella di portare una testimonianza di come questa inimmaginata ed imprevedibile situazione che tutti stiamo vivendo abbia instillato nuovi e strani meccanismi sociali impensati fino a un paio di mesi fa. Mi riferisco a relazioni, dinamiche, abitudini, condivisioni che sicuramente stanno avendo come effetto una maggiore empatia e coinvolgimento da parte degli attori protagonisti. Sono cambiati molti aspetti della vita quotidiana a cui eravamo abituati, ma stiamo riscoprendo e sperimentando nuovi rapporti che la frenesia della quotidianità del nostro passato prossimo ci aveva portato a dimenticare.

Tutto nasce dai primi di marzo. Io consulente ingabbiato in casa, mia moglie manager continuamente alle prese con videocall, call, pseudocall, starnazzate con le sue amiche e telefonate ai (suoi) parenti. Al risicato quadretto familiare si aggiunge una nipote prossima alla laurea in ingegneria capitata per caso a Milano nei giorni in cui si sconsigliava ogni tipo di spostamento. Lei, ligia al senso civico e caso estremo di ascolto integerrimo delle disposizioni governative, non si è mai mossa dalla sua stanza-dormitorio-studio-laboratorio e si è così auto-imprigionata ad una convivenza forzata (ma anche “auto-forzata ad una convivenza imprigionata” rende bene il concetto e ne restituisce delle sfumature). Io ho assunto il ruolo di house manager e devo dire che siamo una perfetta macchina ben organizzata a funzionare in tutti i momenti della giornata e per le diverse esigenze: colazione, assegnazione spazi in base alle call, scongelamento cibo, condivisione pranzo, pausa merenda fino ad arrivare all’ora di cena. E fin qui niente di nuovo rispetto ai milioni di entourage familiari di chi come noi si è trovato quasi forzatamente e vivere questa situazione nuova. Ma il carattere distintivo è rappresentato dal nuovo format sociale del “pianerottolo” e da come esso stia sempre più entrando a far parte della nostra quotidianità.

Ho sempre vissuto il mio pianerottolo, di passaggio, di corsa, calpestato fugacemente. Mezzo per uscire, per entrare. Sempre funzionale a qualcosa. Immeritevole e immeritato di nessuna attenzione se non quando si appoggiavano i sacchetti della spesa o le valigie per entrare in casa. Adesso invece, nel mio caso, sta diventando il simbolo della trasformazione sociale in atto, fatto della scoperta di nuove relazioni, di nuove idee da assorbire, della capacità di ascoltare e di nuove energie a cui attingere.

Di fronte alla nostra porta di casa abita una dottoressa, impegnata in prima linea nella attuale battaglia e testimone di quello a cui noi ogni giorno assistiamo inermi e impotenti.

Ci troviamo ogni sera a fare due chiacchiere, a raccontarci della giornata. A scambiarci il cibo che riscalda il cuore e la pancia. Lei rappresenta i nostri occhi sul mondo esterno, quello reale, e da tanta energia a noi che guardiamo il mondo plastificato anche fatto di notiziari sentiti e quasi mai ascoltati. Noi che le raccontiamo di un mondo che non le appartiene, ma che la distrae e la fa sorridere. Ci stiamo appassionando a cose che prima non conoscevamo, sperimentiamo letture, commentiamo, sorridiamo. Il nostro appuntamento serale è diventato un appuntamento fisso. Consapevoli del social distancing parliamo di tutto, ci vengono idee, spunti, riflessioni (la mia nonna, sostenitrice indiscussa del concetto di pianerottolo in tempi non sospetti sarebbe stata orgogliosa di me). Non so perché mi viene in mente una epoca mai vissuta, ma di cui in questo momento provo tanta nostalgia: quella in cui ci si trasferiva con le sedie a guardare lo sbarco sulla luna o la partita della nazionale nelle case altrui che diventavano improvvisamente familiari. Sapevano di intimo, di buono, di vero e credo che questo rappresenti un punto in comune con la situazione che stiamo vivendo. Caratteri, competenze, esperienze, punti di vista diversi che si incontrano e generano energia, idee e proposte in modo fluido e naturale. E’ diventato un appuntamento fisso, un luogo di incontro, di scambio, di restituzione, una piattaforma e un laboratorio di idee anche imprenditoriali, sociali, editoriali e di cui vi aggiorneremo.

Anche dal letame può nascere un fiore cantava qualcuno e il pianerottolo ne è assolutamente convinto.

Francesco Lasaponara

Instagram: @lagrandestrambata

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Anna Sturlese ha detto:

    Grazie per la testimonianza di vita vissuta che ci fa conoscere e capire nel profondo il senso della vita

    "Mi piace"

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