Cautela

di Angelo, dal Winter Garden Hotel

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Guardo fuori. Mi stacco. Mi sollevo dai pesi che mi hanno trattenuto. Che sono stati vincoli e come tutti i vincoli sono stabilità e coercizione sono sicuri riferimenti al vivere positivo e cadenzato e blocchi e fermi al divergere necessario al prendere distanza e fiato.

Fuori…ma cosa accade fuori? Con che sguardo con che occhi si legge ed interpreta questo fumoso passaggio epocale, questo dramma che ha tinto di grigio il mondo: il grigio dell’incerto che toglie contorno e appiattisce…

E leggo…leggo in molti uno sguardo leggero che naviga in superficie che indossa le lenti sul mondo del non colpito. Ha visto il Covid al telegiornale ne ha sentito il vociare continuo ed ha cambiato canale per un misto di fastidio timore ed indifferenza forse e che ha avuto la mente calata, stabile e permanente, sul lievito da scegliere per la miglior panificazione casalinga sull’ individuare la torta giusta da immolare preparata nella casa isolata con i figli a cui è stato tolto il velo protettivo scolastico nell’immediato, trasferita con gesto fulmineo irriflesso in automatico su Facebook che quasi se ne sentono i profumi …è ancora calda e fragrante
Proprio loro e tengo l’indice puntato proprio loro che oggi liberati dal decreto cavalcano con gesto sicuro la seconda fase e che affollano le strade con i loro bisogni. Il bisogno di un lecito movimento dopo la barbarie della sospensione, di corsette che bruciano adipe ignote nel prima ma che assiepano creano un mondo brulicante di assiepati e file, file sterminate davanti ai supermercati ai McDonald’s e sempre sorridenti con quel sorriso irriflesso stampigliato da fuori casa ma nella posizione più rischiosa dell’oggi perché il salto nella malattia non ha nemmeno gli anticorpi psicologici, se capitasse. E può capitare…a chiunque
Perché questo male attraversa i muri. Le cortine costruite dall’uomo servono a poco. Il virus trasportato dal vento le aggira irridendole.

E leggo… leggo in altri il pensiero nuovo, che non si colloca, non abita se non l’emozione del momento, è fluidamente in perenne movimento.
Che evita il legame il perdurare nel tempo. Eh si …è troppo faticoso…condiziona le scelte ed io voglio essere libero. Libero di sintonizzarmi di entrare ed uscire da un impegno da un’emozione da una storia d’affetti da una remota tragedia quando voglio e senza giustificarmi.
D’altro canto non c’è la responsabilità del legame, perché devo farlo , non è richiesto….Mi creo un mio ritmo di entrata ed uscita: situazione che mi trasporta l’emozione entro – sosto finché l’emozione regge – esco perché l’interesse è scemato o il telefono insistente squilla o l’acqua nella pentola brontola il suo bollore o si sono aperti dubbi e questo mi crea fastidio- ritorno allo sguardo leggero postando la mia partecipazione con un like. D’altro canto nessuno mi chiede di restare. È la lettura più recalcitrante a giudizi perché non si fa ripercorrere ha sempre la risposta pronta. Guarda io c’ero …ero connesso…ho risposto. E così fa marketing di sé stessa con il suo io c’ero, è una lettura abile a cavarsela.
E leggo…leggo la visione consapevole di quelli che hanno costruito la vita calandosi nelle relazioni
sempre con le mani sporche che sanno cos’è il legame che vibrano all’ unisono con la sofferenza degli altri e sanno dove appendere l’abito della loro presenza con sensibilità maturate in percorsi virtuosi giocata con gli altri o che l’hanno appresa nel recente questa rivoluzionante parola, consapevolezza da una sensibilità sgorgata nella vicinanza all’ estrema sofferenza dell’oggi
che investe e tramortisce e ti impone il risveglio consapevole e la pronta risposta.

Ma oggi c’è e son sicuro rimarrà indelebile nell’ anima un’anima segnata nel profondo. A volte il pensiero stacca ha bisogno di una pausa distensiva e si allontana un poco ma resta sotto la tensione emotiva il legame è sempre attivo anche nello stand-by. E leggo…leggo la comprensione di chi ha preso con sé questo bagaglio ingombrante e nolente lo tiene dentro di sé. E l’ha scampata e siamo il popolo degli scampati perché neanche la scienza dava certezza nel momento della dolente apparizione ed è sopravvissuto alla bufera. Ed ora penso che non sia necessario salire tutti i gradini di una presa di coscienza dell’esistente sarebbe augurare il male, Dio me ne scampi. Da su un po’ di sforzo arriviamo al terzo… Ma fintanto che si farà rimozione che tanti resteranno ad incollare foto gaudenti sui social non indossando mascherine negli incontri e assiepandosi intorno al bisogno nascente soffermandosi con gli occhi bendati sui primi due.
Il rischio sarà elevato per tutti.
Angelo

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